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Abel & Gordon: la nostra intervista esclusiva!

Il duo di registi in Italia per presentare I misteri del bar Étoile

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Sono stati qualche giorno fa a Roma per presentare il loro ultimo film, I misteri del bar Étoile: abbiamo intervistato in esclusiva Dominique Abel e Fiona Gordon, coppia nel lavoro e nella vita. I registi ci hanno raccontato come hanno lavorato alla loro ultima opera e altre curiosità sulle fasi del loro processo creativo.

 

Nel film ci sono riferimenti al Cinema muto e, soprattutto a Chaplin: cosa rappresenta per voi?
Charlie Chaplin è più che un riferimento per noi: è nostro nonno, nostro zio, noi raccogliamo la sua eredità e continuiamo alla nostra maniera la sua tradizione. Parliamo di un grande, un vero genio!

 

Quanto è importante il vostro background teatrale?
Essenziale! Ci ha formato ed è per questo che portiamo il Teatro in tutti i nostri film. E gli attori ci aiutano in questo: appena cominciamo a collaborare con i protagonisti, integriamo i loro contenuti nella sceneggiatura. La fase dell’improvvisazione avviene a monte, lavorando sui movimenti e su altri aspetti fondamentali della recitazione.

 

Qual è il ruolo della danza in questo film?
Abbiamo dato un ruolo centrale, anche coinvolgendo nella pellicola Kaori Ito, attrice e coreografa: lei ha capito quanto fosse importante per noi e ha danzato insieme a noi come una bambina!

 

I vostri precedenti fim sono caratterizzati dai colori accesi, mentre qui vediamo molto il grigio: come mai?
Perché è una commedia noir e volevamo trasmettere anche attraverso l’esperienza visiva il malessere della società, degli avventori che frequentano il bar Étoile. Il colore è veicolo di energia, per questo il personaggio di Kaori, che esprime forza, indossa un abito rosso. Facciamo un po’ quello che anche la sartoria faceva negli anni Sessanta: utilizzare il colore per trasmettere sensazioni.

 

Qual è il segreto per essere una coppia sia nella vita, sia nel lavoro e andare d’accordo?
Aver trovato il nostro equilibrio lavorativo prima di essere una coppia. E poi è il pubblico che decide se si è una coppia: abbiamo iniziato sulla scena e siamo poi andati avanti nella vita reale. In fin dei conti è più facile lavorare in due, rispetto a fare un lavoro in una squadra con tante persone.

 

 

 

 

 

 

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