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Roberto Chevalier: “Tom Cruise ha voluto me come suo doppiatore”

Intervista esclusiva al direttore del doppiaggio del film candidato agli Oscar, La società della neve

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Attore, doppiatore, direttore del doppiaggio e dialoghista: la carriera di Roberto Chevalier inizia prestissimo, nel 1957 come attore bambino e prosegue con il Teatro. Per ragioni familiari decide di lasciare la recitazione e di dedicarsi al doppiaggio. Presta la voce ad attori del calibro di Philip Seymour Hoffman, Tom Hanks, Andy Garcia. Al grande pubblico è noto per essere il doppiatore italiano di Tom Cruise, dal 1986. Lo abbiamo intervistato in esclusiva in vista della notte degli Oscar, che vedrà in nomination il film La società della neve, regia di Juan Antonio Bayona, di cui ha diretto il doppiaggio italiano.

 

Cosa si prova quando un film a cui hai partecipato va agli Oscar?
Una grande emozione, specialmente quando partecipi con un film che ami, come in questo caso. La gioia, adesso, è ancora maggiore perché avevo già doppiato l’originale, Alive, nel 1993. Inoltre ho diretto il doppiaggio di The Impossible, sempre di Bayona. A un certo punto mi sono chiesto se questo regista facesse soltanto disaster movie!

 

Seguirai la notte degli Oscar in diretta?
Sì. Confesso che di solito guardo i momenti salienti in un secondo momento, specialmente se il giorno dopo il turno di doppiaggio inizia presto, ma stavolta mi piacerebbe seguire la premiazione in diretta.

 

 

Hai iniziato prestissimo, a cinque anni: cosa hai imparato dagli altri attori con cui hai avuto a che fare?
Io sto sempre al primo banco per imparare, perché nonostante la grande esperienza credo che si possa sempre apprendere dagli altri. Se sono arrivato a questo livello, lo devo ai registi e agli attori che ho incontrato sulla mia strada, oltre che alla mia passione e all’impegno.

 

Studio, sacrificio, tecnica: cos’altro serve per essere un buon doppiatore?
Tutte queste cose insieme, con l’aggiunta di empatia e umiltà; saper recitare è importante, ma se non entri in empatia con chi doppi, puoi anche pensare di cambiare mestiere.

 

Hai diretto il doppiaggio di oltre 400 film: cosa è cambiato in questo lavoro nel corso degli anni?
Moltissime cose: sia per l’introduzione delle nuove tecnologie, sia perché con l’avvento delle piattaforme streaming è diventato tutto necessariamente più veloce. E, molto spesso, in virtù di una produzione più massiccia, la qualità diminuisce. Noi della vecchia guardia, nonostante il tempo sia spesso nemico, riusciamo a mantenere lo stesso tenore di sempre.

 

Tuo figlio ha seguito le tue orme: condividete qualcosa del lavoro?
Anche lui ha iniziato prestissimo, ma a sette anni ho scelto io di fermarlo. Quando ne ha compiuti diciotto, mi ha chiesto lui di ricominciare e a quel punto gli ho detto: “Vieni con me a fare il servizio militare”. Questa frase ha significato insegnarli il mestiere e il rigore.

 

Com’è il tuo rapporto con Tom Cruise?
Bellissimo! Ogni volta che ci incontriamo, anche se per breve tempo, sono tutti abbracci e sorrisi! Quando seppe per caso, anni fa, che mi avevano sostituito per il doppiaggio di Mission Impossible 3 si impose per farmi tornare, anche perché l’incasso di quel film in Italia era inferiore rispetto ai precedenti della stessa saga e anche rispetto ai botteghini europei. Tom non aveva idea che non fossi sempre io a doppiare la sua voce e mi chiese, se fosse successo ancora di essere sostituito, di avvertirlo immediatamente!

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Che genere di film ami guardare, al di là della tua professione?
Quelli di fantascienza, anche se ultimamente sta diventando piuttosto sterile, ci sono pellicole che vale la pena vedere: Interstellar, ad esempio. A breve andrò finalmente a vedere anche Dune 2, dato che il primo mi è piaciuto moltissimo!

 

In un’intervista di qualche anno fa ti sei definito un attore fuori tempo: cosa intedevi?
Sei fuori tempo quando sai recitare, pronunciare le parole con la giusta fonìa e invece ti viene richiesto di saper fare niente! Fortunatamente ho sempre avuto a che fare con colleghi attori e registi di grande spessore, ma spesso può succedere di non trovare professionisti veri e allora sì che il lavoro diventa davvero difficile.

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