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Angelica Cacciapaglia ci racconta la sua prima esperienza da regista

Ph: Paolo Gavardi
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Due anni fa ci aveva annunciato la sua nuova sfida, stavolta dietro alla macchina da presa: Angelica Cacciapaglia, artista eclettica che si muove con disinvoltura tra Teatro e Cinema affrontando ogni nuova sfida con passione, quella sfida l’ha decisamente vinta! Il corto da lei diretto, Mano nella Mano, sta facendo incetta di premi in vari Festival: Marateale, Premio internazionale Basilicata, Cinemagia Movie Awards, Montecatini International Short Film Festival, Terra di Siena Film Festival.
L’abbiamo incontrata durante una pausa dalle prove di The Joyce Audition, la pièce teatrale scritta e recitata in italiano e in inglese, che debutta il 25 novembre a Milano.

 

Da attrice a regista: come hai affrontato la sfida dietro alla macchina da presa?
Con grande gioia, perché ho raccontato qualcosa che apparteneva al mio vissuto. Da regista devi lavorare in sinergia con tutti i reparti ed è meraviglioso pensare che stai creando, grazie al lavoro di tutti, un racconto che fino a quel momento era stato solo nel tuo cuore.

 

Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare?
Compiere delle scelte importanti è emozionante, ma porta con sé molte responsabilità. Non è stato tutto semplice, ma devo ringraziare chi mi è stato accanto in questa avventura. Blasco Giurato, il direttore della fotografia che purtroppo è mancato, mi ha dato un grande aiuto e mi ha lasciato un enorme insegnamento: lasciarsi trasportare dal film, perché è lui che decide in fin dei conti la direzione in cui andare.

 

Com’è andata con gli attori?
Ognuno era giusto nel proprio ruolo e non mi sono mai pentita della scelta del cast. Mi piace avere scambi di idee con gli interpreti per la buona riuscita del film e ho incontrato professionisti che si sono messi in gioco e con i quali è stato molto stimolante lavorare.

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Ph: Paolo Gavardi

 

Quest’anno vedremo anche due film in cui reciti: ce ne vuoi parlare?
Sì! Si tratta di Good Vibes di Janet De Nardis e Dark Matter di Stefano Odoardi; nel primo interpreto una Professoressa di matematica che insieme alla Preside dell’istituto si troverà a dover gestire un difficile episodio di bullismo con un tragico epilogo; nel secondo sono Giulia, la commessa di un piccolo negozio che stringe amicizia con la proprietaria e le sta accanto quando il figlio di quest’ultima viene rapito. Lavorare con una regista donna, nel momento in cui anche io preparavo la mia opera prima, è stato interessante anche da un punto di vista stilistico: il film è un thriller fantasy che mostra pregi e difetti della tecnologia. E poi ho avuto la fortuna di lavorare con un’attrice generosa e professionale come Stefania Casini. Sempre a proposito di thriller, l’esperienza con Odoardi è stata unica nel suo genere: Stefano è un regista con una visione sperimentale, molto internazionale: per una curiosa come me è il massimo!

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare con la regia, magari affrontando il discorso del lungometraggio. Al momento è ancora prematuro parlarne, ma spero di potervi dare notizie prima possibile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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