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Oppenheimer: la nostra recensione

Dal 23 agosto al cinema

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È difficile riuscire a catalizzare l’attenzione degli spettatori per tre ore, perdipiù se si parla di argomenti che ruotano intorno a complicate teorie di Fisica Quantistica, ma se il racconto è diretto da Christopher Nolan e gli interpreti riescono a dare la loro migliore prova attoriale, allora il risultato è più che all’altezza delle aspettative. Oppenheimer racconta la storia di colui che diede vita al Progetto Manhattan e che portò alla realizzazione della prima bomba atomica.

Una storia vera, dunque, ma raccontata alla maniera di Nolan: con salti temporali, visioni oniriche che si confondono con la realtà, passaggi da colore a bianco e nero. L’uso sapiente della regia e la solida base della sceneggiatura sono al servizio di un’opera in cui la CGI è bandita. Gli effetti speciali sono stati creati con le tecniche della ‘vecchia scuola’, come ha spiegato Scott R. Fisher, supervisore degli effetti speciali: si tratta di big-ature, cioè si avvicina la fotocamera al soggetto e lo si fa in un ambiente il più grande possibile. Sono stati utilizzati soprattutto benzina, propano, polvere di alluminio e magnesio per rendere al meglio la luminosità. Non che Nolan disegni la CGI, anzi, ma in questo caso le vecchie tecniche cinematografiche danno un sapore di realismo molto superiore.

Oppenheimer: la recensione del film di Christopher Nolan

 

Gli interpreti danno il meglio, in testa a tutti il protagonista Cillian Murphy, insieme a Emily Blunt, Robert Downey Jr. e Matt Damon. Pare che Murphy mangiasse soltanto una mandorla al giorno durante le riprese, per mantenere il fisico già emaciato in seguito a una dieta ferrea pre-set. L’intensità di ogni personaggio conferisce alla storia uno spessore e un’autenticità che rendono il film qualcosa di molto più importante rispetto a un buon bio-pic.

Oppenheimer: Emily Blunt's "Secret Language" with Cillian Murphy | NBC Insider

 

Girato in pellicola 70mm IMAX (Nolan ha lavorato insieme a Kodak e Fotokem per sviluppare la prima pellicola in bianco e nero in IMAX), purtroppo non sarà pienamente godibile da tutti nella versione originale: sono pochissime le sale in Europa che supportano questo formato ottenuto da queste due tecnologie. In Italia neanche una: bisognerà accontentarsi di vederlo, a scelta, in IMAX oppure in 70mm. Evidentemente non siamo ancora pronti alla visione di una pellicola dalla tecnologia così sofisticata, ne siamo tagliati fuori; così come dal dibattito Barbenheimer (qui il nostro articolo), fenomeno che ha contribuito a far ripopolare le sale cinematografiche oltre Oceano. In Italia l’attesa per quello che già in molti definiscono un capolavoro assoluto sarà più lunga, oltre un mese rispetto all’uscita negli Stati Uniti; una cosa è certa: le aspettative non verranno disattese!

Ecco il trailer:

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