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Creature di Dio: la nostra recensione

Dal 4 maggio al Cinema

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Fino a che punto può arrivare l’amore di una madre per un figlio? E cosa è disposta a tacere per proteggerlo? Creature di Dio, diretto da Saela Davis e Anna Rose Holmer, racconta il dramma di una famiglia e di un’intera comunità, troppo chiusa in un’atavica grettezza, che impedisce alle persone di vivere serenamente. La vicenda si svolge in Irlanda, in uno sperduto villaggio di pescatori che conta meno di trecento abitanti. Qui si consuma una violenza, che coinvolge l’intera comunità.

L’interpretazione dei protagonisti, Emily Watson e Paul Mescal, è molto intensa e fatta più di silenzi che di parole: madre e figlio comunicano (o meglio, si capisce che hanno smesso da tempo di comunicare) solo con gli sguardi, che tradiscono sentimenti forti e contrastanti.

God's Creatures movie review: Paul Mescal and Emily Watson are formidable in this harrowing family drama | Evening Standard

 

La fotografia, cupa e grigia, risucchia lo spettatore e lo fa immergere in un’atmosfera ricca di pathos, un luogo in cui non splende mai il sole e il mare fa paura. L’acqua è l’altra grande protagonista, col suo ruolo purificatore, che inesorabilmente lava e nasconde le colpe.

God's Creatures'

 

Il ritmo volutamente lento e la colonna sonora completano un quadro generale fatto di sensazioni di oppressione e mancanza del respiro. Da vedere per le interpretazioni dei protagonisti e l’originalità della narrazione: la violenza carnale non è raccontata attraverso gli occhi della vittima, come nella maggior parte delle volte accade, ma da quelli del carnefice e di chi lo protegge.

Ecco il trailer:

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