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Pinocchio: la recensione del film di Guillermo Del Toro

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È una storia che credevate di conoscere, ma non è così”: l’incipit di Pinocchio diretto da Guillermo Del Toro segna dichiaratamente un taglio netto rispetto alla storia originale di Carlo Collodi, per seguire una sua strada propria, con un universo narrativo a sé stante. I personaggi si distaccano dagli originali in maniera sostanziale: Geppetto è tutt’altro che l’uomo docile e mansueto che affronta con dignità la miseria, ma si ribella con forza quando la vita diventa ingiusta e gli porta via l’unico amato figlio; Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe si fondono in due personaggi inediti, ma che racchiudono alcune caratteristiche degli originali; la Fata Turchina è una creatura evanescente, che introduce nella storia il concetto di morte come elemento principale. Parallelamente, si inserisce la condanna ai regimi totalitari, attraverso un’aperta presa di posizione contro il fascismo.

Guillermo del Toro: Crafting Pinocchio | MoMA

 

Il film è stato girato in stop-motion con grande abilità e il design dei personaggi incanta, come pure le musiche originali di Alexandre Desplat. Nonostante, lo ribadiamo, sia palesemente e apertamente una vicenda differente, che prende soltanto alcuni spunti dall’originale, ai fan fedelissimi del libro e della versione cinematografica di Comencini potrebbe risultare indigesto. Solo se ci si lascia avvolgere con fiducia dalle atmosfere fiabesche peculiari di Del Toro, in una visione tra l’onirico e il macabro, si può godere appieno dello spettacolo.

Ecco il trailer:

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