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Non aprite quella porta: la nostra recensione

Su Netflix dal 18 febbraio

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Se avete amato l’originale del 1974 diretto da Tobe Hooper, non potete perdervi questo sequel di Non Aprite Quella Porta (The Texas Chainsaw Massacre). Non aspettatevi, però, le stesse palpitazioni, perché qui di originale e sconvolgente non c’è molto. La trama è piuttosto scarna e, sebbene si apprezzi il tentativo di caratterizzare un minimo i personaggi, la pellicola non raggiunge mai livelli di pathos e ansia che ci si aspetta dal genere horror.

L’operazione nostalgia riesce male, anche perché l’attrice che interpreta la superstite del primo film, Marilyn Burns, è deceduta da qualche anno, ma la scelta è stata in ogni caso di partire proprio da quel personaggio, che in qualche modo passa il testimone ai nuovi interpreti. I giovani protagonisti sono piuttosto convincenti nell’interpretazione, ma le buone prove di recitazione non bastano da sole a dare il giusto appeal ai nuovi personaggi.

Il regista David Blue Garcia fa deliberatamente tabula rasa dei vari sequel che sono usciti in questi quasi cinquant’anni e ‘riconosce’ solo il primo film. Il protagonista è un Leatherface invecchiato, che sembra aver perso molto smalto, nonostante la furia sanguinaria si sia tutt’altro che placata. Tuttavia, le scene di paura, quelle che ci fanno sobbalzare sulla poltroncina (ops, sul divano di casa, dato che il film non esce in sala, ma su Netflix) sono tutte annunciate e lo spazio per la tensione si riduce in maniera considerevole. Lo splatter supera di gran lunga la suspense e raggiunge l’apice nell’interessante e concitata scena dell’autobus, tra le poche destinate a restare nella nostra memoria.

 

 

Da non tralasciare la scena post credits, ma dubitiamo che dopo la visione qualcuno avrà voglia di proseguire con un’eventuale saga.
Ecco il trailer:

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