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E Noi Come Stronzi Rimanemmo A Guardare: la nostra recensione

Il nuovo film di Pif con protagonista Fabio De Luigi

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Satirico, pungente, irriverente ed efficace: Pierfrancesco Diliberto in arte Pif racconta la società odierna, proiettata in un futuro prossimo, nel suo nuovo film E Noi Come Stronzi Rimanemmo A Guardare. Presentata con successo alla Festa del Cinema di Roma, la pellicola nasce come racconto distopico ma, al netto dell’iperbole, non è poi così lontana dalla realtà.

Il protagonista è Arturo Giammmaresi (impossibile non cogliere l’autocitazione al personaggio de La Mafia Uccide Solo D’Estate) interpretato da Fabio De Luigi, perfettamente calato nel ruolo di un manager che perde il lavoro all’improvviso e fa i conti con la dura realtà della ricerca di un impiego, nonché con la propria personale condizione di solitudine. Come nei precedenti film del regista palermitano, anche gli argomenti più difficili vengono presentati con ironia, ma senza perdere il focus sulla denuncia, sull’impegno politico.

Le situazioni in cui i protagonisti si trovano sono paradossali, di un agrodolce sapore fantozziano, per rendere l’idea di un’umanità ormai intrappolata nella pericolosa spirale in cui ognuno è schiavo della tecnologia. Se l’app che abbiamo appena scaricato ci dice che il nostro rapporto di coppia non va bene, è il caso di troncare; se un algortimo stabilisce che non siamo utili all’azienda, veniamo licenziati: tutte le azioni quotidiane sono ormai scandite e inesorabilmente regolate dal rapporto con il cellulare.

E NOI COME STRONZI RIMANEMMO A GUARDARE

 

Esilaranti e paradossali le scene in cui il protagonista gioca a ribasso con altri candidati per ottenere il lavoro e quella in cui, pur trovandosi a un metro di distanza l’una dall’altra, due persone non riescono a comunicare a parole, ma solo in chat. Una serie di riflessioni amare, raccontate in modo divertente, sul futuro che ci aspetta, con una finestra aperta alla speranza nel finale.

Il film è al Cinema in uscita limitata nelle giornate del 25, 26 e 27 ottobre. Da vedere, per l’importanza e l’attualità dei temi trattati, per la regia e – non ultima – per la scenografia, che restituisce anche visivamente lo stato di profonda alienazione dei personaggi.

Ecco il trailer:

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