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A Classic Horror Story: la nostra recensione

Su Netflix dal 14 luglio

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Cinque carpooler viaggiano a bordo di un camper per raggiungere una destinazione comune. Cala la notte e per evitare la carcassa di un animale si schiantano contro un albero. Quando riprendono i sensi si ritrovano in mezzo al nulla. La strada che stavano percorrendo è scomparsa; ora c’è solo un bosco fitto e impenetrabile e una casa di legno in mezzo ad una radura. Scopriranno presto che è la dimora di un culto innominabile. Come sono arrivati lì? Cosa è successo veramente dopo l’incidente? Chi sono le creature mascherate raffigurate sui dipinti nella casa? Potranno fidarsi l’uno dell’altro per cercare di uscire dall’incubo in cui sono rimasti intrappolati?

A Classic Horror Story, diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli, è il nuovo film Netflix in streaming dal 14 luglio. Prodotto da Colorado Film e sceneggiato dai due registi insieme a Lucio Besana, Milo Tissone, David Bellini, vede come protagonisti principali Matilda Lutz, Francesco Russo, Peppino Mazzotta, Yulia Sobol, Will Merrick, Alida Baldari Calabria e Cristina Donadio.

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Il tentativo di intessere una trama articolata e creare una storia paurosa, utilizzando gli schemi base dell’horror, è riuscito a metà. Uno dei pregi maggiori della pellicola è il cast, mentre la sceneggiatura perde man mano vigore. La prima parte scorre agevolmente, tra momenti di tensione e colpi di scena. Questi ultimi, purtroppo, sono destinati a esauirsi troppo presto e il finale non lascia di stucco.

La fotografia e i costumi dei personaggi mascherati che i protagonisti incontrano sono notevoli, ma a parte la buona riuscita da un punto di vista meramente visivo, il film non raggiunge appieno il suo scopo. I personaggi si muovono partendo da situazioni surreali, che via via vengono spiegate e lo spettatore perde quella magia che nasce dal soprannaturale per essere accompagnato fino alla spiegazione razionale. Alcuni spunti narrativi sembra vengano solo accennati e non approfonditi: il ruolo della ‘ndrangheta, ad esempio, non viene sviscerato, ma vi si fa solo un tiepido cenno.

Il film è stato girato interamente in Puglia e a Roma. Ecco il trailer:

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