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Old: la nostra recensione

In sala da 21 luglio, distribuito da Universal Pictures

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Una vacanza al mare come non se ne sono mai viste, un resort paradisiaco che si trasforma in inferno: in questo periodo di vacanze guardare una pellicola come Old fa un effetto ancora più forte sugli spettatori. M. Night Shyamalan dirige un film dichiarando, oltre che di voler sperimentare un nuovo genere, di far sì che il pubblico entri in sala e ne esca realizzando di non aver mai visto niente di simile prima. Piccolo e unico spoiler: ci riesce benissimo!

Sin dalle prime scene veniamo inghiottiti in una sorta di microcosmo inquietante: non possiamo sapere cosa succederà, ma siamo certi che gli eventi prenderanno ben presto una piega ben diversa rispetto all’inizio. Temi scottanti come la malattia, la crisi di coppia, la ricerca scientifica e anche, per certi versi, l’ecologia: il merito del regista sta nell’aver affrontato ogni argomento, sebbene spesso da un punto di vista completamente astratto dalla realtà, approfondendone bene ogni aspetto.

Il film è ispirato al graphic novel Château de Sable (Castello di sabbia) dello scrittore francese Pierre Oscar Lévy e dell’illustratore svizzero Frederik Peeters. Interessante il cameo del regista, che interpreta una sorta di se stesso in una vicenda a dir poco surreale. Siamo lontani da Il Sesto Senso, una delle sue opere di maggior successo, ma ritroviamo comunque un fil rouge che ci riporta alla mente quel medesimo senso di inquietudine. Le stesse inquadrature, traballanti, danno l’idea del terrore. I colori sono scelti e utilizzati sapientemente, attribuendo le tinte calde e quelle fredde rispettivamente ai buoni e ai cattivi, affinché anche visivamente si riesca a comunicare situazioni e modi di essere dei personaggi.

In attesa di vederlo al Cinema, ecco il trailer:

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