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Francesco Giannini: “Vi racconto la mia Città d’oro”

Il regista italo-canadese ha raccontato il suo ultimo lavoro in esclusiva per La Voce del Cinema

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Una grande passione per il Cinema, che lo ha portato a recitare già da giovanissimo. Poi la regia, fino alla decisione di aprire una sua casa di produzione cinematografica. Oggi Francesco Giannini, brillante regista italo-canadese, ha appena realizzato uno dei suoi sogni più grandi: girare un film in Italia! Lo abbiamo intervistato alla fine delle riprese del cortometraggio, Città D’Oro, e ci ha raccontato qualcosa in più sul suo rapporto con il nostro Paese e le sue esperienze sui set internazionali.

 

Il titolo del film si riferisce alla favola della gallina dalle uova d’oro, che è una metafora delle importanti opportunità da non lasciarsi scappare: quali sono le ‘uova d’oro’ della tua carriera?

In qualche modo la favola della gallina dalle uova d’oro rappresenta la storia della mia famiglia: l’opportunità che ebbero mio padre e mio nonno quando si trasferirono in Canada dalla Calabria. Proprio da mio padre mi è stata raccontata questa storia, in una particolare versione, di cui ho voluto realizzare un corto. In futuro ci sarà anche un lungometraggio; ovviamente i tempi di realizzazione saranno più lunghi, ci vorrà un lavoro diverso rispetto a questo, ma in ogni caso spero che questa storia piacerà al pubblico. Racconta di un giovane calabrese, Salvatore, che realizza sculture di legno. La sua bontà è messa alla prova quando una delle sue galline inizia a deporre uova d’oro. Non essendo mai stato così ricco, la sua avarizia ha la meglio e lo cambia, fino a farlo allontanare dalla sua famiglia. Non posso negare che anche per me questa storia abbia rappresentato una grande opportunità: quella di girare in Italia, Paese che amo e a cui sono molto legato!

 

Il tuo legame con l’Italia ha a che fare con la tua famiglia. Dal punto di vista cinematografico in che modo ti senti connesso a questo Paese?

Ho un grande amore per il Cinema italiano e per i grandi registi, come Michelangelo Antonioni e Federico Fellini. Parliamo di maestri che hanno ispirato fortemente il mio lavoro e anche la mia vita. E non poteva essere altrimenti, perché fin da bambino sono stato educato a guardare un certo tipo di film, dunque questa passione ha radici molto profonde. Io e mio fratello (che ora è attore e cantante) giocavamo a interpretare i personaggi dei film che mio padre ci faceva guardare. Non avevamo molti soldi all’epoca, ma l’inventiva non mancava!

 

Il corto è stato girato sia a colori, sia in bianco e nero: ci spieghi il perché di questa scelta?

Diverse considerazioni mi hanno portato a fare questa scelta: l’omaggio ai classici del Cinema e l’evoluzione del personaggio principale. Dopo aver trovato l’uovo, il protagonista pensa che la sua vita sia cambiata in meglio grazie ai soldi e perde le gioie della vita semplice; in realtà ha perso gli affetti, la cosa più importante. Così come la sua vita perde il colore, anche il film diventa in bianco e nero: mi piaceva l’idea di rendere questo concetto anche dal punto di vista visivo. La perdita della semplicità è qualcosa con cui nella società odierna ogni giorno ci si confronta; con la pandemia e il conseguente rallentamento dei ritmi (sempre così frenetici!) possiamo tutti capire meglio questo concetto.

 

Speriamo di vederlo presto in Italia: quando arriverà anche da noi?

Mi piacerebbe presentarlo nei Festival a partire dal prossimo autunno: Venezia, Milano, Roma, e – perché no – un giorno arrivare anche agli Oscar!

 

Di solito lavori su set americani: che differenza c’è con quelli italiani?

Ci sono molte similitudini dal punto di vista della produzione dei film. In Italia, ma anche in Canada, ho avuto la fortuna di trovare accanto a me persone sempre molto energiche e appassionate. Quando ti trovi a lavorare in un blockbuster i ritmi sono molto serrati. A questo punto della mia carriera ho la possibilità di scegliere di dedicarmi anche a progetti  meno ‘mainstream’, in cui ciò che conta è il cuore e la passione e non solo il profitto. In Calabria mi sono trovato benissimo: la gente con cui ho collaborato ha dato il meglio di sé senza aspettarsi nulla in cambio in termini economici. Mi piacerebbe tornare a girare in Italia e uno dei motivi principali è proprio perché ho trovato delle persone meravigliose!

 

Sei attore, regista e anche produttore: quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho iniziato come comparsa e via via sono arrivati i ruoli più importanti nella recitazione. Ho capito col tempo che mi trovavo molto più a mio agio dietro alla macchina da presa e pian piano ho maturato la decisione di investire nella mia casa di produzione, con molti sacrifici ma anche tanta soddisfazione! Amo raccontare storie, credo sia questo il mio futuro.

 

Consiglia un film ai nostri lettori!

Ne ho tanti, ho persino scritto una lista dei miei quaranta film preferiti, quelli che hanno influito sulla mia vita. Se dovessi consigliarne alcuni, penso a Network, che ha vinto l’Oscar nel 1976, e American Beauty; quest’ultimo ha ispirato profondamente il mio lavoro. Tra quelli più recenti: senza dubbio The Father, che ha portato un meritato Oscar a un grandissimo attore come Anthony Hopkins.

 

 

 

 

 

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