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Rifkin’s Festival: la nostra recensione in anteprima

Il film di Woody Allen al Cinema dal 6 maggio

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Rifkin’s Festival, nuova brillante commedia diretta da Woody Allen, racconta la storia di Mort Rifkin (Wallace Shawn), insegnante di Cinema alle prese con il suo romanzo. Insieme a sua moglie Sue (Gina Gershon) parte da New York per andare al Festival di San Sebastián, ma non vede neanche uno dei film presentati. L’unico aspetto dell’evento che ‘intravede’ è quello mondano, poiché Sue gestisce l’attività stampa di un regista di successo (Louis Garrel) che è lì per presentare la sua pellicola. Mort trova noiosi i Festival e chiarisce subito che ci va soltanto per accompagnare sua moglie, con la quale peraltro porta avanti un rapporto ormai logoro.

 

Il titolo si riferisce proprio al fatto che il protagonista del Festival diventa lui: Mort/Woody con tutte le sue ansie e il bagaglio culturale che spesso non riesce a condividere con gli altri, cerca qualche spunto, quel qualcosa in più che lo faccia uscire dal piattume di cui è circondato. Nessuno è escluso: registi mediocri, giornalisti che fanno domande banali e cinefili indissolubilmente legati alle pellicole del passato. Questo quadro impietoso è delineato col sapiente tratto ironico (e autoironico!) che solo un regista di questo calibro sa maneggiare con destrezza. Mort cerca conforto nei Classici del Cinema, che lo aiutano a dare un senso alla realtà intorno a sé.

Le citazioni dei film dei grandi registi sono inserite all’interno della storia a mo’ di sogno: Mort fugge della realtà triste e banale della sua esistenza per trovare rifugio in quelle che sono le sue certezze. E così sono i grandi maestri come Fellini, Buñuel, Godard, Truffaut e naturalmente Bergman a guidarlo nel raggiungere una differente consapevolezza rispetto alla sua attuale situazione personale. Come non cogliere anche in questo una citazione, un’autocitazione, del film La Rosa Purpurea Del Cairo?

 

Per Woody Allen il Cinema, quello d’autore e non le banalità che spesso vengono innalzate in maniera inspiegabile agli onori della critica, è terapia, è catarsi: in questa commedia dal retrogusto amaro c’è tutto il suo tributo alla Settima Arte. Il film, esclusivamente nei cinema italiani dal 6 maggio, è una coproduzione Italia-Spagna realizzata da The Mediapro Studio, Gravier Productions e Wildside, distribuito da Vision Distribution.

Da non perdere, oltre che per la regia, per le interpretazioni dei protagonisti, la fotografia (affidata a Vittorio Storaro) e le coinvolgenti musiche di Stephane Wrembel.

Ecco il trailer:

 

 

 

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