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Zero: la serie originale Netflix da vedere!

Dal 21 aprile disponibile sul catalogo Netflix

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Ogni tanto una ventata di freschezza e originalità arriva anche da una produzione seriale italiana! Zero, prodotta da Fabula Pictures, dal 21 aprile su Netflix, sembra avere tutte le caratteristiche di quel prodotto innovativo che fa sperare in un futuro florido per le serie tv nostrane.

Il protagonista, Omar (Giuseppe Dave Seke) è un giovane italiano nato da genitori africani che sogna di diventare un fumettista e nel frattempo guadagna facendo il rider; è timido, innamorato della benestante Anna (Beatrice Grannò) e ha un cruccio, che è paradossalmente anche il suo potere: essere invisibile. Questa serie, invece, passerà tutt’altro che inosservata e farà anzi da battistrada a un nuovo sentimento nascente. Per anni i figli (o i figli dei figli) delle persone immigrate in Italia potevano ambire a interpretare ruoli da stranieri (molto spesso con accenti e modi di parlare improbabili!) e nulla più, ma adesso sono chiamati a raccontare un mondo che finora è stato alquanto snobbato: quello degli italiani di seconda generazione; escludiamo, naturalmente, da questo discorso l’opera innovativa di Phaim Bhuiyan, che ha raccontato questo spaccato della società contemporanea nel film Bangla.

Ideatore e sceneggiatore Antonio Dikele Distefano, che nel 2018 ha pubblicato il libro Non ho mai avuto la mia età. Testo che ha liberamente e non pedissequamente ispirato la sceneggiatura, che si muove in perfetta autonomia.

La musica è a tutti gli effetti protagonista: la scena rap milanese e la musica pop contemporanea fanno da sottofondo alle storie dei ragazzi che vivono in un quartiere malfamato del capoluogo lombardo. Ci sono inediti di Marracash e Mahmood, ma anche di Coez. Un teen drama che piacerà al pubblico di riferimento, ma è rivolto anche i più adulti. La sceneggiatura conta sulla collaborazione col fumettista Menotti (Lo Chiamavano Jeeg Robot) e dietro la macchina da presa si alternano quattro registi: Paola Randi, Ivan Silvestrini, Margherita Ferri e Mohamed Hossameldin.

Molti degli interpreti sono alla prima esperienza attoriale (il protagonista in primis): i registi hanno saputo sfruttare questa mancanza di totale consapevolezza a livello attoriale, asservendola a una sceneggiatura improntata sulla spontaneità dei personaggi. Numerose le riprese dell’alto, che raccontano una Milano viva, colorata e soprattutto senza la proverbiale nebbia: si ha l’impressione che anche in questo modo si vogliano rompere gli schemi tradizionali, parlando di temi molto delicati senza inutile retorica.

Ecco il trailer:

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