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Francesco Venerando, vincitore del Premio Troisi come Attore Emergente, si racconta

Il riconoscimento per il cortometraggio Teo, di Piergiorgio Seidita

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Una passione per la recitazione fin dall’infanzia e tanti sogni da realizzare: Francesco Venerando ha risposto alle nostre domande in un’intervista esclusiva per La Voce del Cinema.

 

L’anno scorso il premio Napoli Cultural Classico nella sezione Orizzonti per giovani promesse e quest’anno il Premio Troisi per l’interpretazione nel corto Teo. Cosa ti aspetti dal futuro?

Questi due riconoscimenti sono stati molto importanti per una mia crescita personale: la speranza è di riceverne tanti altri in futuro e di migliorare sempre di più, perché in questo mestiere non si finisce mai di imparare.

 

Parlaci di Teo: cosa ti ha lasciato questo personaggio?
Teo è un giovane come tanti altri: ha problemi di tossicodipendenza e questo lo ha portato a fare scelte sbagliate, deludendo la propria famiglia e i propri cari. Questo personaggio mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi, a non dare nulla per scontato, a capire quanto sia importante l’appoggio della famiglia in momenti difficili.

 

Come ti prepari a interpretare un ruolo?

Solitamente comincio a chiedermi come cammina, quali potrebbero essere le sue abitudini, come si comporterebbe in diverse situazioni. Vado molto a tentativi e quando trovo quello che mi piace comincio a dargli vita.

 

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Con quali registi ti piacerebbe lavorare?

Sono davvero tanti, ma ne nominerò solo alcuni. Penso a Matteo Garrone, a Gabriele Muccino, i Fratelli D’Innocenzo e sicuramente Ozpetek.

 

 I tuoi prossimi impegni? 

Lavorerò all’interno di due cortometraggi in questo mese, mentre per quanto riguarda progetti futuri ancora preferisco non sbilanciarmi.

 

Consiglia un film ai nostri lettori!

Uno solo? Difficilissimo scegliere! (ride, ndr) Consiglio un film che ho visto di recente, ma che risale a circa venti anni fa, Memorie Di Un Assassino di Bong Joon-ho, regista premio Oscar per Parasite.

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