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A tu per tu con Antonio Spoletini, un’istituzione nel mondo delle comparse a Cinecittà

Protagonista del docu-film Nessun Nome Nei Titoli Di Coda

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Un ruolo fondamentale, ma non sempre riconosciuto nella giusta maniera, quello di trovare figuranti o comparse per il Cinema: Antonio Spoletini rappresenta l’ultimo baluardo di questa tradizione. Nato nello stesso anno in cui nacque Cinecittà (1937) Antonio è colui che chiamava per nome Fellini, è l’uomo che ancora racconta aneddoti spiritosi su Anna Magnani e Alberto Sordi. Una vita affascinante, che il regista Simone Amendola ha voluto raccontare nel docu-film Nessun Nome Nei Titoli Di Coda.

Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato alcune curiosità riguardo alla sua vita e al suo mestiere.

 

Come si fa dopo tanti anni ad avere ancora un grande entusiasmo nel proprio lavoro?

Amo il mio lavoro e lo si vede anche da fuori. Le persone con cui ho avuto a che fare sono attori, i miei attori, e non comparse. Senza di loro nessun film potrebbe essere realizzato.

 

Cosa rappresenta per te il Cinema?

Per me e per molti romani della mia generazione rappresenta moltissimo. Dagli anni Cinquanta in poi quella del Cinema in Italia è stata una delle industrie più importanti. Quello della ‘comparsa’ era un lavoro vero e proprio, molto ben retribuito.

 

Un film che ricordi con maggiore piacere?

Roma di Federico Fellini. Ci sono particolarmente affezionato perché io stesso, insieme a tutti i miei fratelli, ho partecipato come figurante. Mi piacerebbe trovare la pellicola originale per poter lasciare un bel ricordo ai miei nipoti, quando non ci sarò più.

 

Cosa consigli a chi fa il tuo mestiere?

Di non prestare mai la casa, o la macchina a chi ve la chiede per fare un film. Prestai la mia auto quando venne realizzato il primo Fantozzi e me la restituirono con il cofano tutto abbozzato!

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