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Honey Boy: la nostra recensione in anteprima

Il film autobiografico scritto e interpretato da Shia LaBeouf dal 5 marzo al Cinema

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Honey Boy è il racconto semi autobiografico del difficile rapporto tra Shia LaBeouf e suo padre. Sceneggiato dallo stesso LaBeouf, che interpreta la parte del padre, e diretto dalla esordiente Alma Har’el, è stato premiato al Sundance 2019 e presentato in anteprima italiana all’ultima Festa del Cinema di Roma.

Il film è incentrato tutto su questo particolarissimo rapporto tra padre e figlio, all’interno del quale è quest’ultimo a fare la parte del genitore. Il protagonista è un bambino che non ha il tempo di trascorrere la sua infanzia come e con i suoi coetanei, perché è l’unico a portare lo stipendio a casa e perché deve fare i conti con un padre completamente in balìa di alcool e droghe. James è una sorta di manager per suo figlio Otis, baby star che è però costretto a vivere col padre in uno squallido motel.

La prova attoriale di Labeouf e del piccolo Noah Jupe, nei panni del piccolo Otis, è straordinaria. Attraverso un gioco continuo di flashback la storia è sempre in bilico tra passato e presente, che sembrano confondersi tra loro. Otis, una volta cresciuto, ha tutte le caratteristiche negative del padre: violenza, alcoolismo, dipendenza da droghe. La riabilitazione è l’unica strada da seguire per tentare almeno una riconciliazione con un passato traumatico.

Il tono, sebbene perlopiù drammatico, a tratti lascia spazio alla voglia di serenità: i due protagonisti, sempre in conflitto tra loro quasi come fossero fratelli invece che padre e figlio, si amano profondamente. Le difficoltà quotidiane e le condizioni di vita miserabili non permettono l’evolversi in positivo di questo rapporto e la gioia è ridotta solo ad alcuni sprazzi.

Noi consigliamo questo film, che coinvolge a livello emotivo. In attesa dell’uscita, ecco il trailer.

 

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