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Ad Astra: la nostra recensione

Il film al cinema dal 26 settembre

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Roy McBride (Brad Pitt) è un astronauta che viene inviato in un viaggio speciale attraverso lo spazio. La scelta ricade su di lui per le sue doti speciali, sicuramente ereditate dal padre. Quest’ultimo è disperso da anni nello spazio e Roy approfitta del suo incarico per provare finalmente a riabbracciarlo.

La trama di Ad Astra è piuttosto lineare e si svolge (purtroppo!) senza tanti colpi di scena. Chi ha visto in questo film la possibilità di un’introspezione psicologica profonda purtroppo è rimasto deluso. Il viaggio attraverso lo spazio intrapreso dal protagonista si presta, certo, a essere metaforicamente accostato a un viaggio nelle profondità più recondite dell’animo umano; purtroppo, però, il risultato non è all’altezza.

Il ritmo è lento ed è giusto che sia così, per restituire allo spettatore la quotidianità di un astronauta in missione. Ci si aspetta che a spezzare questa monotonia intervengano altri fattori, ad esempio una prova attoriale degna. Brad Pitt, invece, si esprime molto al di sotto delle proprie possibilità e sembra quasi ‘monoespressivo’.

Un’occasione sprecata per il regista James Gray. Che peccato, le premesse per un buon film ci sarebbero state…

 

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