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Once Upon A Time In Hollywood: la nostra recensione in anteprima

L'ultimo film di Quentin Tarantino al Cinema dal 18 settembre

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Un film sul Cinema, che racconta la vita di due star di Hollywood in una continua altalena tra successo e paura di essere presto dimenticati. In Once Upon A Time In Hollywood Quentin Tarantino riunisce due degli interpreti migliori dei suoi precedenti film: Leonardo Di Caprio, che aveva recitato magistralmente in Django, e Brad Pitt (Unglorious Bastards). La coppia sicuramente funziona molto bene. Rick Dalton (Di Caprio) e Cliff Booth (Pitt) sono rispettivamente un attore famoso e la sua controfigura. Nella vita, come sul set, sono l’uno l’ombra dell’altro e dimostrano lealtà reciproca.

Parallelamente, in un sapiente gioco narrativo a incastro, procede la narrazione della vita e delle ‘gesta’ di uno degli assassini più efferati della Storia: Charles Manson, tristemente noto per il brutale assassinio dell’attrice Sharon Tate (interpretata da Margot Robbie), all’epoca compagna del regista Roman Polanski.

Questa storia di finzione, che Tarantino fa intrecciare con una vicenda realmente avvenuta, racchiude in sé l’essenza di questo film: un omaggio al Cinema. L’amore folle del regista per la settima arte lo si vede ovunque, in ogni momento. A iniziare dalla cura dei dettagli, che incantano lo spettatore e lo riportano in una sorta di viaggio temporale negli anni Sessanta.

Senza anticipare nulla sullo svolgimento della trama, possiamo affermare con certezza che non si ridurrà a un banale ed ennesimo racconto di un fatto di cronaca nera. La sceneggiatura è costruita secondo i tipici intrecci narrativi del regista e non è dunque mai scontata o noiosa. E l’intreccio non è soltanto tra una storia di finzione e una vera, ma diventa un film nel film. Il set sul quale si trovano Rick e Cliff da una parte rappresenta l’omaggio di Tarantino al genere spaghetti western, dall’altro restituisce la tristezza che spesso coinvolge l’intera esistenza di un attore; quasi come a riaffermare che la bellezza e il successo nascondano solitudine e soprattutto l’inquietudine al pensiero che la fama possa esaurirsi da un momento all’altro.

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