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Beautiful Boy: la nostra recensione in anteprima

Il film al Cinema dal 13 giugno

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Una famiglia tranquilla, un padre e un figlio con un rapporto quasi simbiotico: un equilibrio quasi perfetto che si spezza quando il giovane Nic (Timothee Chalamet) inizia a fare uso di metanfetamina. Suo padre David (Steve Carell) non resta certo a guardare, ma è di fatto completamente inerme di fronte al cambiamento radicale del suo bellissimo ragazzo.

Beautiful Boy non è solo una storia di dipendenza dalla droga, ma scava a fondo nella difficoltà del rapporto tra padre e figlio. I due hanno sempre avuto un’ottima complicità, eppure a un certo punto si crea una grande distanza. Il figlio modello che ogni genitore sogna diventa tutto d’un tratto uno sconosciuto. Uno dei pregi maggiori di questo film è proprio quello di essere riuscito a trasferire un forte senso di angoscia nei confronti di una situazione che sembra tanto paradossale, ma nella quale tutti possono trovarsi.

Il regista Felix Van Groeningen restituisce anche dal punto di vista visivo quel senso di oscurità, che pervade tutta la narrazione: quasi tutte le scene sono girate al buio, mentre i flashback che raccontano l’infanzia felice sono pieni di luce. Essere in lutto per chi è ancora in vita è molto peggio che esserlo per i morti. Nonostante questa presa di coscienza, il padre non si arrende e le prova tutte per salvare suo figlio. L’interpretazione dei due protagonisti è magistrale: Carell in particolare si cala nei panni del protagonista con un realismo e un’intensità da brividi! Purtroppo il ritmo è davvero troppo lento e a un certo punto si fa fatica a rimanere seduti sulla poltrona.

 

 

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