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Martin Scorsese a Roma ritira il Premio alla Carriera e parla del Cinema Italiano

Il regista ha ricevuto il riconoscimento da Paolo Taviani e ha ricordato alcuni film di successo del nostro Paese

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Una fila chilometrica per un totale di oltre due ore in attesa, d’altronde non è una cosa da tutti i giorni trovarsi di fronte a un Maestro del Cinema e avere persino la possibilità di rivolgergli una domanda.

Martin Scorsese ha incontrato il pubblico della Capitale, in occasione della Festa del Cinema di Roma, nella gremita Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica e ha ricevuto il Premio alla Carriera da Vittorio Taviani.

 

Uno dei film italiani a cui ti senti più legato?

Accattone, di Pier Paolo Pasolini. L’ho visto la prima volta nel 1964 ed è stato un film potente. All’epoca vivevo in un quartiere di New York molto difficile ed è stato semplice identificarmi con i personaggi del film. Inoltre, ho imparato molto da Pasolini nell’uso della musica.

 

Ci sono altri registi in Italia ai quali ti sei ispirato, o che ammiri particolarmente?

Sì. Uno di essi è senza dubbio Roberto Rossellini. Da piccolo avevo a casa una piccolissima tv (parliamo degli Anni Cinquanta) e vedevamo molti film del Neorealismo, che a me apparivano non come finzioni: credevo fosse quella la vita vera. Insieme ad altri Maestri, come De SicaZavattini e Fellini, Rossellini ha contribuito a rendere grande il Cinema.

 

Cosa ha rappresentato per te il Cinema del Neorealismo?

Pellicole come Umberto D. ti fanno riflettere. In questo film, particolarmente, sebbene la situazione del protagonista sia tragica, non si è portati al sentimentalismo, ma si riesce a vederlo come ciò che è: un uomo infimo.

 

Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

Per realizzare Quei Bravi Ragazzi ho studiato attentamente Divorzio All’Italiana di Pietro Germi. L’umorismo, l’arguzia, il movimento della macchina da presa, le espressioni del protagonista Marcello Mastroianni: tutto contribuisce a renderlo un capolavoro di stile e satira. Inoltre, è ambientato nell’amata Sicilia, terra dalla quale i miei nonni emigrarono nel 1910.

 

 

 

 

 

 

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