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Kursk: Thomas Vinterberg risponde alle domande sul film

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Thomas Vinterberg, in Italia per presentare Kursk, ha risposto alle curiosità del pubblico dopo la proiezione del film alla Festa del Cinema di Roma.

 

Com’è nata l’idea del film?

La decisione di fare un film è paragonabile all’incontro tra un uomo e una donna: c’è sempre un elemento irrazionale all’inizio. Bisogna poi capire in maniera razionale come portare la storia sul grande schermo e renderla al meglio.

 

In che modo sei riuscito a coniugare realtà e finzione?

Realtà e finzione si fondono. Questo film è stato realizzato dopo un’accurata ricerca storica e di tipo tecnico. Anche gli attori sono stati addestrati e stare in un sottomarino. Tuttavia, i protagonisti dovrebbero parlare russo e invece parlano in inglese. Ci siamo posti diverse questioni, alla fine abbiamo trovato dei compromessi per unire le due cose.

 

Il nucleo familiare resta uno dei tuoi temi preferiti. Come mai?

Sono attratto dalla ricchezza e anche dalla claustrofobia del nucleo familiare, sarà perché sono cresciuto in una comunità hyppie e ho dunque vissuto una realtà differente da bambino. Il set stesso rappresenta per me una grande famiglia.

 

La scena girata sott’acqua ci ha fatto rimanere letteralmente in apnea: com’è stato girarla?

Non è stato facile, è quello che posso dire, ma è un segreto che non racconterò!

 

Le famiglie delle vittime ti hanno contattato, oppure lo hai fatto tu?

Non ci siamo messi in contatto, anche perché non ho raccontato le storie delle persone singole. Mi interessava raccontare ciò che succede quando le persone stanno per morire in una situazione tanto particolare. Credo che indagare questo tipo di questioni sia un dovere di noi cineasti.

 

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