Le notizie più aggiornate su cinema, serie e tv

Sulla Mia Pelle: la nostra recensione

0 446

Un film nato per scuotere le coscienze che riesce bene nel suo intento: Sulla Mia Pelle, diretto da Alessio Cremonini,ha aperto la sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia 2018 ed è attualmente sia nelle sale cinematografiche, sia su Netflix.

La storia ripercorre l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi, il giovane geometra morto in carcere nel 2009 in seguito all’arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Alessandro Borghi si cala nei panni del protagonista con assoluta partecipazione, tant’è che risulta difficile persino distinguere la sua voce da quella originale, che accompagna i titoli di coda. L’impressionante somiglianza non è solo fisica e dovuta alla perdita di quasi venti chili, ma la si coglie nell’espressione sofferente.

Ci si aspetta una serie di sequenze violente, d’altronde i carabinieri accusati di pestaggio in cella sono tutt’ora sotto accusa e in attesa di processo, invece no: la furia cieca contro un ragazzo inerme non la vediamo negli attimi in cui si consuma, ma in tutta la durata del film. Ed è questo uno dei motivi per il quale ci si interroga ogni minuto su quanto potesse essere meno tragico l’epilogo di questa storia. Lo stesso Borghi ha ammesso che, durante le riprese, avrebbe voluto urlare aiuto più volte, come Stefano non fece.

Il film sta tutto lì: nella capacità del regista e del protagonista di ricreare una situazione che sembra paradossale, ma nella quale in realtà è possibile che in tanti ci si possano trovare. L’abuso di potere, non solo da parte degli agenti, ma anche delle istituzioni (incredibile che in una settimana i familiari non siano riusciti a vedere il ragazzo, per questioni di burocrazia) viene denunciato chiaramente, senza mezzi termini.

Non ci stupiamo, dunque, del fatto che la pellicola sia già nella top ten dei film più visti al Cinema e sia stata anche selezionata come una tra le possibili in concorso per la prossima edizione degli Oscar. Vale la pena di vederlo non solo per la storia che racconta, ma per il modo in cui la vicenda viene raccontata: con bravura e allo stesso tempo rispetto.

Leave A Reply

Your email address will not be published.