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La nostra recensione di Atomica Bionda

Una bravissima Charlize Theron alle prese con l'adattamento cinematografico della graphic novel "The coldest city"

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Dalla graphic novel al cinema, Atomic Blonde è ispirato a The coldest city, di Anthony Johnston e Sam Hart. Il film è ambientato nel 1989, a Berlino, proprio a ridosso della caduta del muro. Charlize Theron interpreta Lorraine, una spia inglese della CIA che, piena di lividi ed escoriazioni (già anticipazione evidente del mood della pellicola) fa un rapporto ai propri superiori sulla missione appena terminata. Suo compito è quello di recuperare una lista con i nominativi di tutti gli agenti occidentali in azione; document già in possesso di un agente assassinato pochi giorni prima. Il racconto ripercorre tutte le fasi dell’operazione, dall’arrivo in Germania ai contatti presi, la maggior parte in modo piuttosto violento, con gli altri personaggi. Il tema del freddo lo troviamo dall’inizio alla fine: la neve, l’inverno berlinese e i bagni nei cubetti di ghiaccio per lenire le ferite; del resto i riferimenti al fumetto sono evidenti anche dalla grafica dei titoli di testa.

La cosa che colpisce maggiormente è la capacità di un’attrice come la Theron di trasformare in affascinanti anche delle scene di violenza non troppo originali. L’ottima recitazione, la fotografia, i costumi e il ritmo sempre alto della narrazione lo rendono un film piacevole. Ovviamente non ci si aspetta di trovare la stessa attrice di un dramma sentimentale come Sweet November: in questo caso l’aspetto etereo e angelico della protagonista cede il passo alla glaciale e senza scrupoli spia, il cui unico obiettivo è quello di portare a casa a qualunque costo il risultato positivo della propria missione. Le continue scene di lotta sono probabilmente retaggio del passato da stuntman del regista, David Leitch, che fa in modo di restituirci con forte realismo la durezza degli scontri. Se si ama il genere non c’è da annoiarsi e anzi si segue la vicenda, anche quando a tratti è più che surreale, con pathos e partecipazione.

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